Hygrophorus marzuolus: uscita didattica a Bossico


L’Hygrophorus marzuolus (noto comunemente come Marzuolo) deve il suo nome al mese di crescita ed è uno dei primi funghi a spuntare, attirando i fungaioli scalpitanti, bloccati dalla stagione invernale.
Sabato 29 marzo si è quindi svolta la prima uscita didattica dell’anno; il Gruppo Micologico ha organizzato una gita alla ricerca di questo sfuggente fungo; “sfuggente” in quanto cresce sotto la coltre di fogliame e raramente qualche sparuto esemplare la “buca”, rendendosi allora evidente e tradendo (in genere) la presenza di altri esemplari tutto intorno, nascosti.
Quando il clima era diverso (qualcuno direbbe “normale”) il Marzuolo veniva ritrovato anche sotto la neve, come potete facilmente vedere cercando delle fotografie in rete.
Ora le nevicate sono sempre più rare e le alte temperature tendono a sciogliere rapidamente la neve; si potrebbe allora immaginare che la ricerca sia più agevole, ma non è così.
Le foglie secche, infatti, non sono soggette al deterioramento inferto dalla neve e lo strato che ricopre il terreno è sempre più consistente.
In ogni caso, quindi, è una ricerca impegnativa, che richiede pazienza e “occhio”.
Come sempre avviene per i cercatori che si approcciano ad una specie, ci si deve “abituare”; pian piano, camminando nel bosco, i ritrovamenti avvengono con maggior frequenza, perché i nostri sensi colgono le caratteristiche del fungo ed il suo comportamento.
L’unico vantaggio che ci regala questa specie, è la remota possibilità di confusione; il Marzuolo cresce in un periodo in cui i funghi iniziano a fruttificare. Potenzialmente, quindi, è improbabile che ne esistano di simili intorno. Ricordiamo però che alcune caratteristiche dei funghi, come il colore, possono essere ingannevoli: la stessa specie presenta sempre una vasta gamma di sfumature e talvolta diverse colorazioni. Bisogna sempre essere ben preparati e sarebbe un grave errore affidarsi unicamente al periodo povero di crescite; la specie va sempre identificata e ben conosciuta!
La ricerca si è svolta nei pressi di Bossico (BG), nell’alta Val Borlezza. Il paese sorge a circa 800 metri di altitudine, circondato da splendidi boschi, alternati a rigogliosi prati ben tenuti, preziosi per le aziende agricole del luogo; la produzione di formaggi è infatti un’altra attrazione della zona.
Percorrendo i sentieri si può raggiungere il punto più alto: il monte Colombina, che sfiora i 1500 metri sul livello del mare.
Per arrivare al bosco interessato (si cercava infatti la presenza di faggio – Fagus sylvatica), abbiamo attraversato una vasta zona priva di latifoglia e ricca di abete rosso (Picea abies), con qualche sparuto abete bianco (Abies alba) e pino (Pinus sylvestris e Pinus nigra), zona che con l’avanzare delle stagioni vedrà la presenza di altre specie ancor più rinomate e ricercate, come i Boletus.
Lungo il cammino abbiamo anche visto in una pozza d’acqua diverse larve di Salamandra (Salamandra salamandra), i cui “piccoli” si sviluppano inizialmente in acqua, per poi perdere le branchie durante lo sviluppo.
Ha poi attirato la nostra attenzione una curiosa massa gelatinosa, adagiata ai piedi di un albero, massa che si è rivelata contenente uova di Rana dalmatina.
Tornando alla nostra materia di studio, il bosco ci ha regalato altre specie. In particolare due, che crescono in presenza di strobili (pigne): Mycena strobilicola, piccolo fungo dal marcato odore ammoniacale e Strobilurus esculentus, invece caratterizzato da odore fungino. Nel medesimo habitat abbiamo incontrato anche la curiosa Discina perlata.
Su di un tronco morto svettavano degli esemplari di Coprinus domesticus e, assieme ai Marzuoli, dei sospetti “scavi” nel terreno hanno rivelato l’Elaphomyces granulatus, questo chiamato “tartufo dei cervi”, che ne sono ghiotti.
E’ proprio grazie a loro che possiamo vederlo. I cervi, infatti ne percepiscono l’odore (è un fungo ipogeo) e lo scovano, rosicchiando la parte esterna (peridio). Non ha qualità organolettiche che possono interessare all’essere umano e non è commestibile.
Giunti finalmente alla presenza dei faggi, ci siamo lanciati nella ricerca del Marzuolo; non abbiamo trovato moltissimi esemplari, ma nessuno è tornato a casa a mani vuote, quanto basta per essere soddisfatti dell’uscita, avendo visto il fungo in habitat (momento capitale per chi voglia apprendere la materia micologica) e con la possibilità – per chi gradisce – di assaggiarlo.
A proposito di tavola, la gita educativa si è conclusa con un pranzo in un ristorante, gustando le specialità della zona e godendo di una splendida vista sui laghi di Iseo ed Endine. Il momento del ristoro non è da vedersi unicamente come una soddisfazione di stomaco e palato (che, comunque, ha la sua indiscussa nobiltà), piuttosto è il tempo dedicato all’amicizia, a saldare i rapporti ed a crearne di nuovi… o più semplicemente è il piacere dello stare insieme!
Prima di dirigerci verso casa, grazie ai contatti di un socio, abbiamo potuto acquistare degli ottimi formaggi.
E allora… Grazie all’organizzazione ed a tutti i partecipanti!
Carlo Tosetti




